martedì 24 marzo 2015

La legalizzazione della cannabis avviene anche a Genova

Genova,sì alla legalizzazione della cannabis

Genova - Il consiglio comunale ha approvato una mozione per far sì che il Parlamento legalizzi i derivati dalla cannabis e contrasti il narcotraffico. Il documento impegna il sindaco Marco Doria e la sua giunta ad «attivare un percorso di legalizzazione dei derivati della cannabis contrastando il narcotraffico e favorendo iniziative di informazione e prevenzione sugli effetti nocivi dell’abuso di sostanze stupefacenti».
I consiglieri chiedono a sindaco e assessori di attivarsi presso il Parlamento afffinché «sia avviata la transizione da un impianto legislativo proibizionistico a un nuovo approccio di legalità della produzione e distribuzione delle droghe leggere». Sono stati 23 i voti a favore, 3 i contrari, un astenuto, su 27 consiglieri presenti. Favorevoli Lista Doria, FdS, Sel, Pd (escluso un consigliere), Lista Musso, M5S e un consigliere di Forza Italia. Contrari Lega Nord, Ncd e un consigliere di Forza Italia. Astenuto un consigliere del Pd. A favore il sindaco Marco Doria: «La materia dev’essere normata a livello nazionale. Parto da una considerazione: le droghe pesanti e leggere fanno male, anche se alcune possono essere usate a scopo terapeutico, i consumatori devono essere consapevoli. Il problema è come contrastare la diffusione di qualcosa che fa male e domandarsi se i modi usati fino ad ora hanno funzionato o no?
L’impianto normativo dell’Italia si è rivelato palesemente inefficace, ha alimentato circuiti di illegalità, ha impiegato le forze di magistrati e forze dell’ordine, che avrebbero potuto essere impiegate diversamente. La linea seguita va cambiata soprattutto per una seria lotta alla criminalità organizzata». Recenti studi hanno stimato attorno ai 5,5 miliardi l’anno le imposte ricavabili dalla vendita legale di cannabis e che il traffico illecito di sostanze stupefacenti frutta alle mafie oltre 10 miliardi l’anno. La mozione evidenzia che «in Europa ci sono esperienze consolidate di legalizzazione delle droghe leggere, in Svizzera si pratica la somministrazione controllata nelle narcosale, in Olanda le droghe leggere sono vendute per uso personale nei coffee shop, in Belgio è ammessa la coltivazione di una pianta di cannabis indica a nucleo familiare, in Spagna si trovano cannabis club legali».

sabato 21 marzo 2015

Highway to hell


"Ma tu non fare il mio stesso errore,non trasformare momenti unici in momenti di terrore."
-Mostro

-Gemitaiz


"Legalizziamo la cannabis",pronta la legge bipartisan

Legalizzare la marijuana
Un intergruppo che, prima ancora di iniziare i lavori, ha già riunito sessanta parlamentari. E che si prefigge l'obiettivo di predisporre e fare approvare una legge per rendere la cannabis legale.
L'iniziativa è di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, senatore del gruppo misto e soprattutto radicale d'origine. Sulla base di un movimento d'opinione che ha unito da Umberto Veronesi a Roberto Saviano, decolla un organismo parlamentare trasversale: ad aderirvi deputati del Pd di fede strettamente renziana (Roberto Giachetti) e non (Pippo Civati), grillini e fuoriusciti da M5S, persino un nome di spicco di Forza Italia come l'ex ministro della Difesa Antonio Martino.L'intergruppo avvia la sua attività anche sullo slancio dell'esplicito suggerimento contenuto nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia: "Davanti all'oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia". La Dna ha invitato il Parlamento a "bilanciare i contrapposti interessi". Se, da un lato, "bisogna riconoscere il diritto alla salute dei cittadini", dall'altro occorre tenere conto delle "ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse delle forze dell'ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite".D'altronde, c'è un dato, fornito dalla stessa Dna, che fa riflettere: il mercato illegale oggi vende fra 1,5 e 3 milioni di chilogrammi l'anno di cannabis, "quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche". Un volume che consentirebbe a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25-50 grammi a testa, pari a circa 100-200 dosi. "Il problema - dice Della Vedova - non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero. Occorre disciplinare, limitare e penalizzare l'uso delle droghe leggere, sul modello di quanto si fa per alcol e tabacco. Perché la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana".

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Mistero sulla morte di Bob Marley

Mistero sulla morte di Bob Marley

Mi è capitato spesso di sentire qualcuno ancora convinto che Bob Marley sia morto di overdose...
Non è andata proprio così....in occasione dell'approssimarsi dell'anniversario della sua scomparsa, cercherò di raccontare come sono andate realmente le cose, avvalendomi della biografia ufficiale e di alcuni articoli di giornale dell'epoca.
 Bob era un accanito giocatore di pallone, tanto da far affermare a Junior Marvin, il suo chitarrista, che se avesse potuto scegliere, probabilmente Bob avrebbe preferito essere un calciatore più che una star internazionale della musica. Un giorno durante una partita con i suoi amici del gruppo "Sons Of Jah", dovette interrompere l'incontro per un persistente dolore. In seguito ad una visita medica, gli venne diagnosticato un melanoma ad un dito del piede.
Per motivi religiosi, forse perchè non intuiva la tremenda potenzialità del male, o forse perchè non credeva nei mezzi della "medicina di Babilonia" e soprattutto perchè non sentiva ancora nessun disturbo fisico, Bob rifiutò di farsi amputare il dito, così come avevano caldamente consigliato i medici. E così si trascinò avanti per altri due anni finchè il 21 settembre del 1980, una domenica mattina, mentre faceva jogging al Central Park di New York in compagnia dell'amico Skilly, Marley cadde a terra colpito da collasso. Skilly accompagnò Bob all'albergo dove piano piano si riprese. Fu visitato da un medico, la diagnosi fu di quelle senza scampo: cancro al cervello. L'accaduto non lo fece desistere dall'esibirsi ugualmente a Pittsburg la sera dopo. Alla moglie Rita non venne raccontato nulla dell'accaduto, le dissero che Bob voleva riposare prima del concerto e che non voleva vedere nessuno. Quando il giorno seguente Rita incontrò il marito in albergo, stentò a riconoscerlo per quanto appariva vecchio e teso. Era invecchiato nell'arco di una notte...Rita singhiozzando gli chiese che cosa fosse successo e Bob rispose con voce debolissima che secondo il dottore che l'aveva visitato la perdita di coscienza era dovuta ad un cancro celebrale. Rita chiese che il tour venisse sospeso ma Bob obbiettò che "loro" (la sua agenzia) non volevano. Rita non riusciva a capacitarsene, informò dell'accaduto la mamma di Bob ed il suo avvocato. La sera Bob riuscì a malapena a terminare il concerto. Skilly andò da Rita e le disse che non aveva senso interrompere il tour perchè tanto Bob sarebbe morto comunque. Era la prima volta che Rita sentiva parlare della possibilità concreta che suo marito potesse morire in tempi brevi... Fortunatamente non erano dello stesso parere di Skilly, Chris Blackwell (produttore di Bob), Don Taylor (il suo manager) ed il suo avvocato commerciale. Il tour venne immediatamente cancellato ed i relativi contratti rescissi con discrezione. Si cercò di non far trapelare nulla sulla malattia del cantante, mascherando il suo pellegrinare da una clinica all'altra dietro un eccessivo affaticamento dovuto al suo ultimo album UPRISING ed alle fatiche del mega tour intrapreso subito dopo. Tutte le cliniche che lo avevano visitato non gli davano più di dieci settimane di vita, ormai il cancro si era diffuso al fegato, ai polmoni ed al cervello. Non appena ebbe chiara la situazione, Bob prese da una parte Aston Barrett, bassista e leader degli Wailers, gli disse di terminare alcune vecchie registrazioni (I Know), e volle che tutti i ragazzi del suo entourage tornassero in Giamaica e si tappassero la bocca. Infatti in quel periodo, le notizie che giungevano erano controverse, i comunicati stampa dicevano e non dicevano allo stesso tempo... Tutto questo forse per lo stesso bene di Bob.
Come ultima speranza, un amico gli aveva consigliato il dottor Joseph Issels, ex sperimentatore medico delle SS durante la seconda guerra mondiale che accettava solo casi definiti incurabili dalla medicina ufficiale e che deteneva lo strabiliante primato di una media di guarigioni che oscilla intorno al 20%. L'idea del dottor Issel era che un corpo sano non può sviluppare il cancro e che quindi occorra curare l'intero metabolismo. Il 4 novembre Rita fece battezzare Bob nella chiesa Etiopica Ortodossa, con il nome di Berhane Selassiè, Bob diventò un Rasta-Cristiano. Neville Garrick, compagno d'anima di Bob Marley ed autore di tutte le copertine dei dischi degli Wailers, andò a trovare Bob nella clinica del dottor Issels, e disse di averlo trovato molto fiducioso, convinto che il suo JAH non l'avrebbe lasciato morire, l'unico suo rammarico era che non poteva suonare la chitarra perchè aveva la parte sinistra del corpo paralizzata...Bob era dimagrito parecchio, pesava poco più di 40 Kg, il dottor Issels era riuscito a farlo vivere sei mesi in più di quanto avessero diagnosticato gli altri medici, ma alla fine dovette arrendersi anche lui. Bob chiese di poter morire nella sua Giamaica. Durante il volo del ritorno si fece una tappa all'ospedale Cedri del Libano a Miami,........ a questo punto riporto integralmente la testimonianza di Giorgio Battaglia, in assoluto uno dei maggiori esperti della storia di Bob Marley...."Alle 11.30 dell'11 maggio 1981, 40 ore dopo aver lasciato la clinica del dottor Issels, Cedella Booker (mamma di Bob), pregava in lacrime al capezzale del figlio. Con un filo di voce Bob disse:-Non piangere per me mamma, andrà tutto bene....-. Pochi minuti più tardi chiese dell'acqua e la bevve fino all'ultima goccia. Cedella fu contenta, erano giorni che non mangiava e non beveva...Poi lo girarono per fare una radiografia, era pieno di flebo e ci volle del tempo per rimetterlo nel verso giusto, più comodo per lui. Disse allora che si sentiva stanco, aveva voglia di dormire, strinse la mano di Cedella e sussurrò:- Vieni più in qua, stammi più vicina...- Fu allora che perse conoscenza, i suoi occhi ruotarono all'indietro e cominciò a rantolare finchè un'infermiera non gli mise una maschera ad ossigeno per aiutare il respiro. Cedella lasciò la stanza e pochi minuti dopo un dottore uscì e disse che Bob se ne era andato. Allora Cedella tornò dentro, appariva calmo e rilassato, per la prima volta da mesi. Aveva 36 anni....

Era mezzogiorno dell'11 maggio 1981.....Bob lasciò la vita terrena.....